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sabato 7 maggio 2016

Recensione: "Il delitto del conte Neville" di Amélie Nothomb

Dove e quando l'ho comprato?
La casa editrice Voland, come ogni anno, me l'ha gentilmente inviato.

Dove e quando l'ho letto?
Tra l'archivio di stato e la biblioteca

Che cosa?
Il delitto del conte Neville di Amélie Nothomb. Non sarebbe primavera senza il nuovo libro di Amélie. Come a Parigi non sarebbe autunno (NB.in Francia la Nothomb è una superstar e traina tutta la rentrée letteraria settembrina dagli anni '90). 

Perché?
Perché negli anni Amélie non ha mai smesso di sorprendermi: non perdo un suo romanzo da quando la scoprii, da adolescente, una quindicina d'anni fa. 

Con che cosa?
Il racconto dei racconti di Basile e svariati volumi di grammatica storica.


Autore
: Amélie Nothomb
Titolo: Il delitto del conte Neville
Editore: Voland
Traduttore: Monica Capuani
Collana: Amazzoni
Pagine: 93
Prezzo: 14 euro
Anno: 2016
TramaIl conte Neville, aristocratico belga decaduto, è costretto a vendere il suo magnifico castello nelle Ardenne. Prima di uscire di scena, per celebrare l’onore della famiglia, decide di organizzare una lussuosissima festa di addio. Ma nei giorni che precedono l’evento Sérieuse, la sua figlia più giovane, fugge di casa e si nasconde nella foresta. A trovarla è una misteriosa chiaroveggente e sarà costei, dopo aver avvertito il conte del ritrovamento della ragazza, a fargli una spaventosa profezia: “Durante il ricevimento, lei ucciderà un invitato.” Il conte Neville, ossessionato da queste parole, dovrà trovare un modo per sfuggire al suo tragico destino. Riprendendo Oscar Wilde e la tragedia greca Amélie Nothomb gioca con la letteratura e con l’intelligenza dei lettori, fornendo come al solito una sua personale versione dei miti.

RECENSIONE

Ammetto senza vergogna che mi aspettavo di tutto (e in negativo) da quest'ultima fatica nothombiana: io amo Amélie, com'è noto, ma ultimamente i suoi romanzi di pura fantasia mi avevano spesso delusa o quantomeno mai lasciata completamente soddisfatta. In modo particolare penso a Causa di forza maggiore, Viaggio d'inverno e Barbablù, lontani anni luce dai primissimi capolavori L'igiene dell'assassino e Mercurio; differentemente dal filone autobiografico, che invece ha visto un'evoluzione molto positiva.

Un'ambientazione polverosa, aristocratica, staticamente ansiogena, non prometteva granché e anche le recensioni presenti in rete e sui giornali si dimostravano particolarmente impietose, a questo giro. 
E invece, ancora una volta, l'ordigno a orologeria scatta e colpisce nel segno, almeno per quanto riguarda i miei "sentiti" (parola particolarmente importante, probabile calco di un termine psicanalitico di moda in Francia, che l'autrice sbeffeggia a più riprese nel corso della narrazione).

Amélie mette in scena il dramma tragicomico di un aristocratico belga decaduto al tramonto di una stagione di gloria da ospite impeccabile alle prese con l'organizzazione dell'ultimo garden party nella sua tenuta avita crocifissa dalle ipoteche e ormai prossima alla vendita; un canto del cigno che si tinge di noir quando la capricciosa figlia adolescente fugge di casa e la mistica che la ritrova, tremante di freddo nel bosco, fa al conte una profezia di morte, notificandogli che nel corso della festa lui ucciderà un invitato. Seguiranno per il protagonista notti di insonne turbamento, un perenne rinvangare un passato fintamente glorioso, in realtà lastricato di atroci sofferenze, e soprattutto un dialogo al vetriolo con la capricciosa ultimogenita, geniale quanto nevrotica, che vive avvolta in un totale nichilismo.

La risoluzione dell'intrigo è, come spesso in Amélie, la più semplice e forse proprio per questo la meno prevedibile, celata tra le righe della profezia.

Un librino che si legge in mezzo pomeriggio e, al solito, condensa in un impasto denso quanto lieve tanti stilemi cari all'autrice: il sadomasochismo psicologico (nel rapporto problematico tra il conte e l'ultimogenita Seriéuse), il declino inerosaribile di antichi fasti (e anche qui la vanesia Nothomb non rinuncia a citare la sua famiglia tra le più nobili del Belgio, mostrandoci che conosce bene l'ambiente di cui parla), l'ipocrisia sociale, la fame (patita dal conte che, nonostante i banchetti e l'apparente sfarzo famigliare, ha in realtà vissuto un'infanzia di stenti e malnutrizione per ragioni che è interessante conoscere), le citazioni dirette e indirette (Oscar Wilde, la tragedia greca e i racconti d'inverno di Karen Blixen) la veggenza e la predestinazione, e soprattutto la visione estrema di vita, morte ed emozioni che dimostrano gli adolescenti.
Non voglio dire altro sulla trama, per non rovinare il gusto ai lettori, ma ho trovato la costruzione estremamente avvincente e funzionale nella sua linearità.
Invece ho percepito come del tutto accessoria la presenza dei due bellissimi e narrativamente inutili fratelli di Sérieuse, il cui unico scopo è avere nomi (Electre e Oreste) che evocano la tragedia greca. 


Figlia di diplomatici, è nata a Kobe, in Giappone, nel 1967. Nel 1992 viene pubblicato in Francia da Albin Michel il suo primo romanzo, Igiene dell’assassino, che diventa il caso letterario dell’anno: 100.000 copie vendute, due riduzioni teatrali, un film. Nelle edizioni tascabili lo stesso romanzo vende altre 125.000 copie. Da quel momento pubblica un romanzo all'anno, fedele alla stessa casa editrice, Albin Michel, come in Italia è fedele alla Voland. Il romanzo Stupore e tremori (Albin Michel 1999) ha venduto in Francia 400.000 copie. Tradotta in 15 lingue, ha ottenuto numerosissimi premi letterari tra cui il Grand Prix du roman de l’Académie Française e il Prix Internet du Livre per Stupore e tremori (da cui è stato tratto anche un film diretto da Alain Corneau), il Prix de Flore per Né di Eva né di Adamo e due volte il Prix du Jury Jean Giono per Le Catilinarie e Causa di forza maggioreSin dal suo primo romanzo Amélie Nothomb ha imposto uno stile: sguardo incisivo, spesso impietoso e crudele, umorismo fulmineo, storie originali che ruotano intorno a sentimenti eterni.

sabato 25 aprile 2015

Recensione: Pétronille di Amélie Nothomb

Dove e quando l'ho comprato?
La casa editrice Voland, come ogni anno, me l'ha gentilmente inviato.

Dove e quando l'ho letto?
In un pomeriggio uggioso, a metà tra la biblioteca e il tragitto per andare in piscina.

Che cosa?
Petronille è l'ultimo romanzo di Amelie Nothomb, autrice belga di lingua francese; in Francia è una celebrità, pubblica un libro all'anno da più di vent'anni per Albin Michel ed è una delle autrici letterarie più amate e vendute dei nostri tempi. In Italia è ancora un'autrice di nicchia, il che è ben lungi dal dispiacermi.

Perché?
Ho letto praticamente tutto quello che ha scritto e ho cominciato i primi anni del liceo. E' una delle autrici cui sono, da sempre, più fedele. Nella sua produzione si intrecciano storie fantastico-surreali e un filone autobiografico in cui racconta la sua rocambolesca vita da personaggio. Negli anni, nonostante alcune delusioni, non mi ha mai annoiata. Scrive la parola "pneumatico" in ogni romanzo e dichiara di scrivere per avere la certezza di esistere. Ho avuto anche il piacere di conoscerla, al salone del libro di qualche anno fa. Ricordo con simpatia che, con la sua flemma stralunata, aveva chiesto al mio accompagnatore (un amico più grande di me) se fosse mio padre. Sempre la parola giusta al momento giusto, nella vita come nella scrittura!

Con che cosa?
Insieme a libri di antropologia culturale, manuale di didattica dell'italiano L2 e a L'amante di Marguerite Duras. Non si vede affatto che mi manca Parigi. Proprio no.

Autore: Amélie Nothomb
Titolo: Pétronille
Editore: Voland
Traduttore: Monica Capuani
Collana: Amazzoni
Pagine: 120
Prezzo: 14 euro
Anno: 2015
Trama: La storia di un’amicizia e di una passione. L’amicizia è quella fra due scrittrici, una già affermata e idolatrata dal pubblico e l’altra geniale ma esordiente all’inizio della narrazione: Amélie Nothomb e Pétronille Fanto. Il racconto scandisce i momenti più bizzarri di questo inusuale legame che prende forma e consistenza fra libri, librerie, letteratura e indimenticabili bevute. A unire le due donne infatti, oltre alla scrittura, c’è anche la comune passione per lo champagne.

RECENSIONE

A volte penso che dovrei prendermi una settimana di tempo da trascorrere rileggendo tutti i libri di Amélie: la frequento da talmente tanti anni che i ricordi dei suoi romanzi a volte si mischiano, si confondono, in una girandola colorata di emozioni e immagini. Per essere un'autrice che passa la maggior parte del suo tempo a guardarsi l'ombelico, con un'autoreferenzialità che le si riesce a perdonare soltanto perché è lei, le sue storie hanno sempre una costruzione ad orologeria, una temperie che ti afferra e ti trattiene. Questo Pétronille non fa eccezione, pur collocandosi a mezza via tra il filone fantastico e quello autobiografico, come raramente era successo prima: il nome della protagonista, autrice "maudite" giovanissima, proletaria, semisconosciuta e talentuosa, è fittizio, ma la figura che cela è, con tutta probabilità, una persona reale, che popola la vita dell'autrice.

Pétronille, come tutti i personaggi nothombiani, non ha un nome scelto a caso: è un  arcano e ambiguo, un nome di origine antica (latina, o forse addirittura etrusca) un nome di martiti e sante, ma anche un nome che, nella sua variante Parnel, era caduto in disuso in Cornovaglia, in quando diventato sinonimo di "prostituta". 

La Pétronille del titolo è un amalgama di genio e follia, di lucidità scritta e pragmatica avventatezza: Amélie è quasi trentenne, scrittrice già affermata, quando conosce la sua lettrice Pétronille, mascolina e ancora adolescente, alla presentazione letteraria di un proprio romanzo, per poi invitarla a bere champagne con lei. 

A partire da questo incontro topico si snoda un'amicizia discontinua ma intensa e particolare, in cui Pétronille diviene la compagna di bevute di Amélie: tra reciproche attestazioni di stima autoriale e serate alcoliche a stomaco vuoto, tra improbabili riunioni parentali, trasferte estere (esilarante quella in cui Amélie va ad intervistare Vivienne Westwood) vacanze sulla neve ed esplorazioni del deserto il legame tra le due scrittrici cresce, si intensifica. Fino alla resa dei conti finale, che culmina nella più nothombiana delle risoluzioni.

L'autrice accosta a più riprese la dicotomia tra lei e Pétronille alla formidabile accoppiata Shakespeare-Marlowe, di cui, peraltro, la sua giovane amica è studiosa accanita. 
Già solo per questo ci sarebbe materiale sufficiente per crocifiggerla sull'altare dei vanesi, forse persino degli iconoclasti, ma come al solito non ci si riesce: la sua prosa aguzza e penetrante ti scava dentro e non lascia scampo, si finisce per perdonarle tutto. 
Pétronille, tra gli ultimi, si rivela sicuramente come uno dei suoi romanzi più interessanti, che affronta un'altra delle molteplici declinazioni dell'essere scrittori: dopo il viaggio giapponese della star Amélie di "La nostalgia felice", dopo il rapporto con i lettori in "Una forma di vita", Amélie sceglie di indagare quella che per lei è la più nebulosa e problematica delle relazioni umane, l'amicizia. Ancora di più perché si tratta dell'amicizia tra due scrittrici, con tutti i suoi pericoli e i contraccolpi emotivi; qualcosa di bello e estremamente intenso, come può ben capire chi come me scrive e ha amici scrittori.

Il finale è di comodo, scioccante e forse troppo un deus ex machina, ma a parte ciò Petronille mi è piaciuto davvero tanto e ne consiglio la lettura anche a possibili neofiti della Nothomb. E a tutti i miei amici scrittori, ovviamente.

L'AUTRICE
Figlia di diplomatici, è nata a Kobe, in Giappone, nel 1967. Nel 1992 viene pubblicato in Francia da Albin Michel il suo primo romanzo, Igiene dell’assassino, che diventa il caso letterario dell’anno: 100.000 copie vendute, due riduzioni teatrali, un film. Nelle edizioni tascabili lo stesso romanzo vende altre 125.000 copie. Da quel momento pubblica un romanzo all'anno, fedele alla stessa casa editrice, Albin Michel, come in Italia è fedele alla Voland. Il romanzo Stupore e tremori (Albin Michel 1999) ha venduto in Francia 400.000 copie. Tradotta in 15 lingue, ha ottenuto numerosissimi premi letterari tra cui il Grand Prix du roman de l’Académie Française e il Prix Internet du Livre per Stupore e tremori (da cui è stato tratto anche un film diretto da Alain Corneau), il Prix de Flore per Né di Eva né di Adamo e due volte il Prix du Jury Jean Giono per Le Catilinarie e Causa di forza maggiore. Sin dal suo primo romanzo Amélie Nothomb ha imposto uno stile: sguardo incisivo, spesso impietoso e crudele, umorismo fulmineo, storie originali che ruotano intorno a sentimenti eterni.



domenica 8 marzo 2015

Recensione “Shotgun lovesongs” di Nikolas Butler

Quando e dove l’ho comprato?
Letto due settimane fa in ebook (con il mio ebook reader Sony PRS 350)

Quando e dove l’ho letto?
Soprattutto la sera prima di dormire, ma l’ho finito in una biblioteca di recente apertura dove vado a volte il pomeriggio

Che cosa?
Shotgun lovesongs di Nikolas Butler, storia di formazione, un romanzo d’esordio arrivato da oltreoceano in punta di piedi.

Perché?
Mi è stato consigliato dal mio amico Mr Ink (qui la sua recensione), il quale raramente dà 5 stelle a un libro, per cui il suo entusiasmo mi ha incuriosito

Con che cosa?
Insieme a vari tomi di glottodidattica, a una biografia di Leopardi e a un libro di Luca Canali sul latino che salverà il mondo dalla barbarie (forse)


Autore: Nikolas Butler
Titolo: Shotgun Lovesongs
Editore: Marsilio
Traduttore: Claudia Durasanti
Collana: Romanzi e Racconti
Pagine: 317
Prezzo: 18 euro
Anno: 2014
Trama: Henry, Lee, Kip e Ronny sono cresciuti insieme a Little Wing, una cittadina rurale del Wisconsin. Amici fin dall'infanzia, hanno poi preso strade diverse. Henry è rimasto nella fattoria di famiglia e ha sposato il suo primo amore, mentre gli altri se ne sono andati altrove in cerca di fortuna. Ronny è diventato una star del rodeo, Kip ha fatto i soldi in città e il musicista Lee ha trovato la fama ma ha avuto il cuore spezzato. Ora tutti e quattro sono tornati in paese per un matrimonio. Ma vecchie rivalità si insinuano nel clima di festa e nella felicità del ritrovarsi, e il segreto di una moglie minaccia di distruggere un matrimonio e un'amicizia. "Shotgun Lovesongs" è un vibrante inno alle cose che contano davvero nella vita, l'amore e la lealtà, il potere della musica e la bellezza della natura.


RECENSIONE

C’è stato un periodo della mia vita in cui leggevo tantissimi esordienti, forse perché all’epoca ero un’esordiente anch’io: poi quel periodo è passato e ora di esordienti ne leggo solo se, davvero, qualche mio amico fidato mi tira per la giacchetta con sufficiente veemenza.

E’ stato questo il caso e comincio sottolineando che non mi sono affatto pentita del tempo dedicato a questo romanzo, che è una storia corale coinvolgente, d’ambientazione rurale, che avvolge il lettore nel gelido inverno del Wisconsin per poi riscaldarlo con una calda coperta a quadrettoni.
Chi mi conosce sa che amo le storie di formazione, i discorsi sulle varie direzioni dell’esistenza, le riflessioni sulla difficoltà di crescere, le storie di amicizia lunghe, complesse, tormentate e stratificate, eterna dialettica tra il detto e il non detto, tra i comuni ricordi della giovinezza e le scelte difficili.

Ecco, questo romanzo è tutto questo: cinque amici, cinque voci narranti, un paesino rurale (di fantasia) del Wisconsin e il tempo che passa

C’è il solido ed equilibrato agricoltore Henk, lo sbandatissimo Ronny, ex virtuoso del rodeo, l’imprenditore opportunista Kip e soprattutto Lee, che dopo anni di fallimenti è diventato una star del rock mondiale grazie al successo del album intimista (intitolato “Lovesong shotgun”), registrato nella solitudine della sua casa a Little Wing; e poi c’è Beth, moglie di Hank e amica d’infanzia degli altri tre, che è un po’ la chiave di volta per la comprensione delle complicate interconnessioni tra tutti gli amici.

Il romanzo ripercorre, in realtà, la vita di tutta la comunità di Little Wing, partendo dal matrimonio di Kip e procedendo a ritmi sfalsati, avanzando e retrocedendo sulla linea del tempo, mostrandoci i protagonisti in varie fasi della vita, utilizzando come punti focali due particolari occasioni: i matrimoni dei protagonisti e i ritorni di Lee dalle sue tournée mondiali, in un’eterno confronto tra il caos delle metropoli e la contemplazione delle proprie radici nel Wisconsin, luogo dell'anima, l’unico posto in cui la grande star, ubriaca di fama, denaro e donne, riesca a "disintossicarsi". 


Fama e tranquillità, città e campagna, carriera e vita famigliare, rischio e stabilità, individualismo e altruismo, mondo e comunità, amicizia e amore sono le grandi dicotomie archetipiche, le grandi e tradizionalissime opposizioni, su cui si basano le riflessioni di questo libro: tra i momenti di confronto più interessanti c’è sicuramente il matrimonio newyorkese di Lee, occasione topica in cui molti dei nodi cruciali dell’intreccio vengono al pettine, mentre i provincialissimi Beth e Henk girano spaesati per la Grande Mela; e il matrimonio di Ronny a Little Wing, suo perfetto contraltare rurale:

E poi l’intero paese li circondò, formando un circolo gigantesco, e tutti battevano le mani, felici. Felici per quei due sposini improbabili, felici con quel tipo di esaltazione che monta in una comunità sepolta dalla neve e privata della luce del sole dal Giorno del Ringraziamento fino a Pasqua. I bambini erano lì, l’ora della nanna passata da un pezzo, a muoversi in pista esattamente come la musica diceva loro di fare, senza una preoccupazione o una vergogna al mondo. Bambini che corrono verso il tavolo dove le fette di torta nuziale iniziano a sciogliersi e fanno scorrere le dita inzuccherate lungo la glassa spessa. Bambini che tracannano bevande gasate. Che si strofinano gli occhi assonnati e dicono di volerne ancora, che ballano in cerchio tra loro o coi loro genitori. Adolescenti con il broncio nell’angolo che controllano i cellulari, si guardano intorno, vorrebbero unirsi all’azione ma sono imbarazzati, e quando vedono due adulti che ballano e si strusciano in un modo che farebbe arrossire chiunque, persino i ragazzi, pensano: Oh, mio dio, sperando che non si tratti dei loro genitori. Adolescenti, che tirano fuori sigarette rubate dalle borse delle madri, dalle giacche dei padri, che fumano nei bagni o fuori, vicino ai binari del treno. Che si baciano negli angoli tranquilli della vecchia fabbrica con gli occhi grandi, occhi pieni di amore e meraviglia e di nuove antiche sensazioni. E i vecchi seduti sulle sedie che osservano, battono le mani e in alcuni casi stanno senza muoversi come in catatonia, e solo il più piccolo dei sorrisi interrompe le facce piene di rughe. Alcune signore si alzano per raggiungere la mischia ma i vecchietti fanno segno di no, no e no, incrociando braccia e piedi, e a momenti non organizzano un sit-in per terra e si stringono la mano a vicenda per solidarietà. Non ballavo prima e di sicuro non lo farò adesso.

Lo stile è fortemente evocativo, più ancora che descrittivo: imperano le immagini dei tramonti, dei campi di grano, dei cieli nuvolosi, della neve, della meraviglia soffusa delle albe campestri. Qualche recensore ha elogiato la traduzione, che in effetti è sicuramente stata un bel cimento per la traduttrice, tuttavia in più di un punto l’ho sentita scricchiolare.

Note negative di questo romanzo sono riscontrabili nei dialoghi forse troppo cinematografici, che in certi punti fanno sembrare il romanzo quasi una sceneggiatura, e nella presenza capillare di un po’ troppe scene topiche e di un eccessivo lirismo di fondo. Il finale non mi ha troppo convinta, forse è eccessivamente consolatorio.

Vi segnalo che i diritti sono stati acquistati dalla Fox, per cui presto questo libro diventerà presto un film, un film che sono molto curiosa di vedere.

I tecnici della musica hanno ravvisato nell'intreccio degli echi di alcune figure emblematiche della storia del rock americano, ad esempio si dice che la città Little Wing è il nome di una canzone poco nota di Jimi Hendrix: in particolare se ne parla in questa recensione, a cui vi rimando; io, non essendo una conoscitrice profonda del tema in oggetto, non azzardo interpretazioni.

Vero è che la musica trapunta come un fil rouge tutta la storia e pare di sentire in lontananza anche la voce da coyote stanco di Johnny Cash: pur essendo Lee dichiaratamente un cantautore rock-metal nella mia mente si è profilata, non so bene perché, l’immagine malinconica e strascicata di un languido cantante country.


Vi consiglio, dunque, questo romanzo di formazione e atmosfera, che, aldilà dei difetti, è veramente godibile e profondamente immersivo; intrattenimento sì, ma a livelli alti; nonostante la sua confezione “di nicchia” penso possa piacere a un pubblico vasto e variegato.




L'AUTORE
Nickolas Butler è nato a Allentown, in Pennsylvania, e cresciuto a Eau Claire, Wisconsin. Suoi racconti sono apparsi in diverse riviste. Attualmente vive nel Wisconsin con la moglie e i due figli. Questo è il suo primo romanzo, già opzionato per il cinema da Fox Searchlight.

mercoledì 25 febbraio 2015

Giveaway "Barbablù" di Amélie Nothomb #LetteraturaInPalio (CHIUSO)

Sapete che sono una grande fan di Amélie Nothomb, conosciuta personalmente due anni fa al Salone del libro di Torino e, come ogni anno, attendo con ansia l'uscita del suo nuovo romanzo: in Francia arriva a settembre e traina, da oltre vent'anni, la rentrèe letteraria parigina. In Italia arriva tra il finire dell'inverno e il principio della primavera. Una volta la leggevo direttamente in francese, di solito aspettando una delle mie frequenti trasferte parigine, mentre da un po' di tempo ho preso l'abitudine di aspettare la traduzione in italiano.


Quest'anno arriva Pétronille, proprio in questi giorni, come sempre edito da Voland. Ed evidentemente Amélie si sta affezionando all'Italia, perché è passata a Torino qualche giorno fa ed è attualmente impegnata in un breve tour promozionale in giro per il nostro paese. 

Nell'attesa di poter leggere e recensire il nuovo romanzo, per festeggiare la nuova uscita e contribuire a diffondere il verbo nothombiano (sic!) ho deciso di mettere in palio per voi uno dei suoi romanzi più recenti, Barbablù, che avevo letto e recensito a suo tempo. Questo è anche per sfatare il mito del giveaway letterario, che quasi sempre vede protagonisti romanzi di soli esordienti e/o libri di pura evasione (una volta per mia somma sfortuna partecipai per scherzo a un giveaway e vinsi un romance smielatissimo di serie zeta, devo ancora riprendermi dallo shock!). 

Autore: Amélie Nothomb
Titolo: Barbablù
Editore: Einaudi
Traduzione: Monica Capuani
Collana: Amazzoni
Pagine: 102
Prezzo: 14 euro
Anno: 2012
TramaSaturnine, giovane ragazza belga, cerca un alloggio a Parigi. Trova, per una cifra davvero modesta, un suntuoso appartamento da condividere con l'eccentrico proprietario, il Grande di Spagna don Elemirio Nibaly Milcar. Ma l'irriverente Saturnine non sa che otto donne prima di lei hanno abitato quella magnifica casa, che hanno indossato abiti dai colori meravigliosi creati dalle mani di don Elemirio, e che di loro nessuno ha più notizie. Un romanzo che rivendica il diritto ad avere dei segreti e che indaga i meccanismi dell'amore, il cannibalismo sentimentale e la doppiezza della natura umana.

Per cui, al grido di #LetteraturaInPalio, ecco le regole del giveaway (che scadrà martedì prossimo, 3 marzo, e spedirò il libro al vincitore per posta ordinaria):

- lasciare un commento qui sotto con la vostra mail, raccontandomi come avete conosciuto Amélie, se la conoscete, e sennò perché vi incuriosisce. Dai nothombiani da combattimento voglio anche sapere qual è, dei suoi libri, il vostro preferito e quello che invece detestate. E se preferite il filone fantastico o quello autobiografico, naturalmente

- essere iscritti al mio blog (tastino "iscriviti" in alto a destra)

- condividere l'iniziativa su uno o più social a vostra scelta 


Naturalmente, anche se possedete già Barbablù e non vi interessa il giveaway, siete invitati a lasciarmi un commento con le vostre opinioni sulla Nothomb, segnalandomi che avete già il libro, così salterò il vostro commento quando estrarrò con Random.org. 

Per il colleghi blogger: mi farebbe molto piacere se aderiste alla mia iniziativa (condividendo l'hashtag #LetteraturaInPalio) e metteste in palio un libro di uno dei vostri autori preferiti, classici o contemporanei che siano, con l'intento di avvicinare qualche nuovo lettore alla sua opera. 

ESTRAZIONE



Il vincitore di Barbablù è...LuceDiStella! Congratulazioni!