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martedì 28 luglio 2015

Recensione "L'età sottile" di Francesco Dimitri

Quando e dove l’ho comprato?
L'ho letto in ebook


Quando e dove l’ho letto?
Un po’ ovunque: tra la biblioteca, i mezzi pubblici e la piscina. Ho impiegato pochi giorni, è stato il libro della mia prima distensione vacanziera di quest'anno

Che cosa?
L’età sottile di Francesco Dimitri, autore italiano di genere fantasy, a me finora sconosciuto. Sono stata una lettrice accanita di questo genere in gioventù, per cui ad oggi ne leggo pochissimo (meno di un titolo all’anno) e selezionatissimo, forse perché sono diventata davvero troppo esigente.


Perché?
Perché mi è stato consigliato con calore da due persone della cui opinione letteraria mi fido: uno è il mio amico Mattia/Silver Reflex/Terence Granchester, youtuber letterario, l'altro è Mr Ink, qui la sua recensione. 


Con che cosa?
Da solo: è stata una lettura veloce e totalizzante

Autore: Francesco Dimitri
Titolo: L'età sottile
Editore: Salani
Pagine: 396
Prezzo: 15.90 euro
Anno: 2013
Trama: Quando Gregorio incontra la Magia per prima volta ha quattordici anni, e l’infanzia gli sta scivolando di dosso come l’acqua del mare del piccolo paese del Sud dove va in vacanza. La proposta che gli viene fatta va oltre ogni immaginazione, e l’idea di diventare più potente di qualsiasi mortale sembra decisamente allettante. Se Gregorio accetta, però, dovrà nascondere a chiunque la sua nuova vita; dovrà tacere e mentire alla famiglia e agli amici di un tempo; dovrà abbandonare la sua normalità ed entrare in un mondo dove la parola è azione, e le azioni sono al di sopra di ogni giudizio. Un mondo di cambiamento costante, di pericoli mortali, di tradimento, ma dove l’amicizia è più potente della morte. Originale, spiazzante, crudo, onirico e realistico al tempo stesso, dal più talentuoso e visionario autore del fantastico italiano un sorprendente romanzo di formazione che ci ricorda che ogni adolescente è mago, perché vuole conservare il potere dell’infanzia e trasportarlo integro nell’età adulta.


RECENSIONE


Se decido di leggere fantasy, dopo un'adolescenza in cui ne ho letto (e persino scritto) molto, a 28 anni deve essere per un buon motivo. Il mio buon motivo si chiama Mattia e lo ringrazio moltissimo per questa segnalazione.

Il titolo è un riferimento a quell'età problematica e ambigua che è l'adolescenza: sottile significa fragile, effimero, ma significa anche permeabile, un'età di confine tra un mondo e l'altro, tra un io infantile e un io adulto. La chiave interpretativa di questo libro è l'ambiguità, legata al simbolico-occulto, quanto al reale. 

Non dirò molto sulla trama, anche per non rovinare il piacere della scoperta a nuovi possibili lettori: vi basti sapere che ci sono due ambientazioni principali (la Roma autunnale e un paesino del sud in estate), un adolescente alle prese con il lutto della madre, le turbe ormonali e i primi amori e poi c'è l'incontro con la magia. E tantissime citazioni (implicite ed esplicite) da tutto il panorama fantasy-nerd contemporaneo. 

I riferimenti più frequenti sono quelli alla saga di Harry Potter, citata a più riprese per tutta la durata del romanzo: è interessante come questa storia reinventi e riusi i suoi modelli, con un'alchimia funzionale che ha qualcosa, davvero, di magico. Momenti iconici e temi ripresi, come il tema del lutto e lo sfregio subito da un nemico (il protagonista Gregorio perde un occhio) sono presentati con una consapevolezza superiore, quasi distante, che "se la canta e se la suona", che ti dice "lo so che questo è un cliché, ma guarda come te lo parcheggio bene, ci faccio il balletto attorno, te lo mostro da un'altra angolatura, te lo stropiccio, te lo rovescio". 

In Harry Potter dove siano allocati il bene e il male è quasi sempre perfettamente evidente e riconoscibile, salvo mistici coni d'ombra come il magnifico personaggio di Piton: in questo romanzo, invece, Gregorio fa spesso del male al suo prossimo, le sue motivazioni non sono sempre nobili, il suo fine spesso giustifica dei discutibili mezzi (il protagonista assume droghe a più riprese e arriva persino ad allearsi con una specie di giovane "mafioso" di paese), il suo saltellare su e giù lungo la linea che separa il bene dal male è una danza ammaliante. Siamo sempre davanti a una duplice interpretazione: da una parte la scoperta della magia è un dono, dall'altra una discesa agli inferi; il maestro Levi è una guida, ma anche una personalità ombrosa, che plagia giovani menti. 


La magia è raccontata nella sua natura teorica e pratica, nel suo potenziale dirompente, strettamente legato con l'estasi dei sensi: una delle scene più belle e potenti del libro mostra contestualmente la perdita della verginità del protagonista e la sua iniziazione alla magia con tanto di piscina, tempesta marittima notturna, sangue virginale, pentacoli e cerchi magici, in un tripudio di fulmini e saette, di orgasmo e morte. Detta così sembra un'accozzaglia di elementi kitsch, eppure, credetemi, si tratta di un passaggio davvero ben orchestrato. 

Ovviamente non è un libro perfetto, veniamo dunque a ciò che non mi ha convinto: innanzitutto alcuni dei personaggi sono monocordi, appena abbozzati, probabilmente perché la mole del libro e la sua autoconclusività non consentono di scavare in profondità. 

In particolare penso ai membri del gruppo di maghi che Levi allena: li conosciamo poco, una fra tutti la misteriosa e ispida Elena, i cui misteri si esauriscono in mezza pagina, appena prima della fine; anche Simone e Diana rimangono nell'ombra. Su Gregorio, invece, si può facilmente rilevare come l'autore abbia fin esagerato nella caratterizzazione: il giovane protagonista ha una cultura da nerd nato negli anni '80, con tanto di fissa per Gaiman (che cita a memoria), Dungeons & Dragons, Buffy, Bob Dylan, solo per citarne alcuni. La sua cultura è un crogiolo ricchissimo e un po' impensabile per un adolescente degli anni dieci, il che lo rende un personaggio interessante, ma poco credibile. 

C'è poi una caratteristica che per me non è un difetto, ma è senz'altro una particolarità: non si capisce bene quale sia il pubblico di riferimento. Sicuramente per essere pensato per un pubblico adolescente è un libro piuttosto problematico: vi sono scene ambientate sul "piano astrale" i cui contenuti sono volutamente controversi, perturbanti, per quanto indubbiamente affascinanti. 

E' un libro che fa riflettere e discutere, probabilmente una delle migliori prove fantasy contemporanee del bel paese. Lo stile è preciso e coinvolgente, ti spinge a voltare pagina, tra la forte presa del contenuto e l'indubbia bellezza della forma. Lo consiglio a tutti coloro che amano il fantasy ma gradirebbero leggere finalmente qualcosa di nuovo, che non si prenda troppo sul serio e omaggi i canoni senza copiare pedissequamente. . 

E secondo me è perfetto per l'estate, perché fornisce una buona dose di spunti di riflessione senza annoiare minimamente.

giovedì 23 luglio 2015

Recensione: "Forse qui potrei vivere" di Valeria Fraccari

Quando e dove l’ho comprato?
Mi è stato gentilmente inviato, su mia richiesta, dalla casa editrice, in formato cartaceo


Quando e dove l’ho letto?
A letto e in giro per la città, sui mezzi pubblici


Che cosa?
Qui forse potrei vivere di Valeria Fraccari, della Biblion Edizioni, autrice e casa editrice a me finora sconosciute


Perché?
L’ho visto recensire in toni entusiastici su “La stamberga dei lettori”, blog autorevole, dei cui collaboratori mi fido molto. Ero in cerca di un gioiellino.

Con che cosa?
Insieme a diversi tomi di glottodidattica (non se ne esce…) a Pierre non esiste di Vargas e a Il giardino dei Finzi-Contini di Bassani.



Autore: Valeria Fraccari
Titolo: Qui forse potrei vivere
Editore: Biblion Edizioni
Pagine: 158
Prezzo: 12 euro
Anno: 2014
Trama: In un liceo di Milano suona la campanella: è l'ultima ora del sabato, la settimana è finita e tutti escono da scuola. Tutti, tranne la professoressa Irene Corti, che quella mattina, in classe, ha letteralmente perso il controllo e il contatto con la realtà. Luca è uno degli studenti di Irene e quella lezione lo ha sconvolto. Anche quando torna a casa, dove lo aspetta la sua difficile storia familiare, non può smettere di pensarci. Nell'arco dei tre giorni in cui si svolge il romanzo, le vicende di Irene e Luca si sviluppano parallelamente, così come dolori e ricordi aprono violentemente varchi nelle esistenze di entrambi, conducendo il lettore nel tempo fragile, intenso e doloroso della scuola e dell'adolescenza.


RECENSIONE

Mi piace pensare di essere una futura insegnante: evidentemente non essere stata ammessa a ben due cicli di percorsi abilitanti di dubbia utilità non ha ancora fiaccato i miei propositi. Nel frattempo ho fatto sporadiche supplenze e corsi di recupero, insegnato italiano L2 agli adulti, lavorato in tutt’altro campo e, tuttavia, nel mio futuro a lungo termine mi vedo in classe, un posto dove ho sempre pensato che mi sentirò bene. Forse perché da studentessa ci stavo tanto bene. 

Queste sono anche, almeno in parte, le motivazioni che spingono la protagonista di questo romanzo, la professoressa Irene, a inseguire il sogno dell’insegnamento, che rimane l’obiettivo principe, prima in potenza e poi in atto, della sua vita. Finché in aula, in un giorno di maggio, non accade qualcosa che rimette in discussione tutto, che la sospinge in una risacca di incertezza e inadeguatezza, un evento spaventoso che la porta a ripercorrere mentalmente tutta la sua vita. 

Un percorso sentimentale fondato su pochi affetti, essenzialmente la figlia Sara e l’amica Bianca, che però negli ultimi tempi ha cominciato a scricchiolare; e tutt'intorno una certa solitudine, tra l’interesse per un collega affascinante, di cui non ricorda il nome, e le giornate scolastiche tutte uguali, via via più pesanti, tra il peso di una colpa inconfessabile e le prime avvisaglie di una crisi vocazionale. 

Contestualmente si sviluppa la vicenda di Luca, allievo di Irene, il solo, forse, a percepire la profondità del disagio della sua professoressa di lettere: lui è un’anima smarrita in una vita famigliare fatta di assenze e non detti. Alla fine sarà l’intersezione tra queste due solitudini a rendere possibile il superamento di un periodo buio per entrambi.

Ecco, ho trovato in questo breve romanzo esattamente quello che mi aspettavo: un piccolo gioiello di bella scrittura, essenziale, puntuale, con belle riflessioni sull’essere insegnanti, sull’essere studenti e soprattutto sull’essere umani. Umani in una dimensione di dialogo con altri esseri umani, in una condivisione di momenti, di saperi e di emozioni. Merita una menzione speciale, senza anticipazioni, il modo in cui la protagonista Irene e la futura migliore amica Bianca si conoscono, ai tempi dell'università, complice una citazione galeotta da Caproni, che poi è quella che dà il (bellissimo) titolo al libro. 

Diciamo che un limite, a livello di percezione soggettiva, può essere che questo libro non mi ha dato nulla di più di quanto mi aspettassi: le aspettative erano alte e sono state ripagate con precisione. Il che mi fa riflettere sull’arma a doppio taglio che possono essere le aspettative: un libro da cui non ti aspetti niente e ti regala un mondo è un’emozione indicibile, un libro che ti suggerisce, già da chiuso, una qualità evidente, per poi “portare a casa il compito” forse, su un piano prettamente edonistico, dà una soddisfazione di tipo diverso, meno entusiastica, più contenuta.

In ogni caso si tratta di un piccolo gioiello che scava in profondità, nella sua semplicità e nella sua estrema e rigorosa coesione. Una bella scoperta. Probabilmente leggerò altro di quest’autrice.

L'AUTRICE



sabato 25 aprile 2015

Recensione: Pétronille di Amélie Nothomb

Dove e quando l'ho comprato?
La casa editrice Voland, come ogni anno, me l'ha gentilmente inviato.

Dove e quando l'ho letto?
In un pomeriggio uggioso, a metà tra la biblioteca e il tragitto per andare in piscina.

Che cosa?
Petronille è l'ultimo romanzo di Amelie Nothomb, autrice belga di lingua francese; in Francia è una celebrità, pubblica un libro all'anno da più di vent'anni per Albin Michel ed è una delle autrici letterarie più amate e vendute dei nostri tempi. In Italia è ancora un'autrice di nicchia, il che è ben lungi dal dispiacermi.

Perché?
Ho letto praticamente tutto quello che ha scritto e ho cominciato i primi anni del liceo. E' una delle autrici cui sono, da sempre, più fedele. Nella sua produzione si intrecciano storie fantastico-surreali e un filone autobiografico in cui racconta la sua rocambolesca vita da personaggio. Negli anni, nonostante alcune delusioni, non mi ha mai annoiata. Scrive la parola "pneumatico" in ogni romanzo e dichiara di scrivere per avere la certezza di esistere. Ho avuto anche il piacere di conoscerla, al salone del libro di qualche anno fa. Ricordo con simpatia che, con la sua flemma stralunata, aveva chiesto al mio accompagnatore (un amico più grande di me) se fosse mio padre. Sempre la parola giusta al momento giusto, nella vita come nella scrittura!

Con che cosa?
Insieme a libri di antropologia culturale, manuale di didattica dell'italiano L2 e a L'amante di Marguerite Duras. Non si vede affatto che mi manca Parigi. Proprio no.

Autore: Amélie Nothomb
Titolo: Pétronille
Editore: Voland
Traduttore: Monica Capuani
Collana: Amazzoni
Pagine: 120
Prezzo: 14 euro
Anno: 2015
Trama: La storia di un’amicizia e di una passione. L’amicizia è quella fra due scrittrici, una già affermata e idolatrata dal pubblico e l’altra geniale ma esordiente all’inizio della narrazione: Amélie Nothomb e Pétronille Fanto. Il racconto scandisce i momenti più bizzarri di questo inusuale legame che prende forma e consistenza fra libri, librerie, letteratura e indimenticabili bevute. A unire le due donne infatti, oltre alla scrittura, c’è anche la comune passione per lo champagne.

RECENSIONE

A volte penso che dovrei prendermi una settimana di tempo da trascorrere rileggendo tutti i libri di Amélie: la frequento da talmente tanti anni che i ricordi dei suoi romanzi a volte si mischiano, si confondono, in una girandola colorata di emozioni e immagini. Per essere un'autrice che passa la maggior parte del suo tempo a guardarsi l'ombelico, con un'autoreferenzialità che le si riesce a perdonare soltanto perché è lei, le sue storie hanno sempre una costruzione ad orologeria, una temperie che ti afferra e ti trattiene. Questo Pétronille non fa eccezione, pur collocandosi a mezza via tra il filone fantastico e quello autobiografico, come raramente era successo prima: il nome della protagonista, autrice "maudite" giovanissima, proletaria, semisconosciuta e talentuosa, è fittizio, ma la figura che cela è, con tutta probabilità, una persona reale, che popola la vita dell'autrice.

Pétronille, come tutti i personaggi nothombiani, non ha un nome scelto a caso: è un  arcano e ambiguo, un nome di origine antica (latina, o forse addirittura etrusca) un nome di martiti e sante, ma anche un nome che, nella sua variante Parnel, era caduto in disuso in Cornovaglia, in quando diventato sinonimo di "prostituta". 

La Pétronille del titolo è un amalgama di genio e follia, di lucidità scritta e pragmatica avventatezza: Amélie è quasi trentenne, scrittrice già affermata, quando conosce la sua lettrice Pétronille, mascolina e ancora adolescente, alla presentazione letteraria di un proprio romanzo, per poi invitarla a bere champagne con lei. 

A partire da questo incontro topico si snoda un'amicizia discontinua ma intensa e particolare, in cui Pétronille diviene la compagna di bevute di Amélie: tra reciproche attestazioni di stima autoriale e serate alcoliche a stomaco vuoto, tra improbabili riunioni parentali, trasferte estere (esilarante quella in cui Amélie va ad intervistare Vivienne Westwood) vacanze sulla neve ed esplorazioni del deserto il legame tra le due scrittrici cresce, si intensifica. Fino alla resa dei conti finale, che culmina nella più nothombiana delle risoluzioni.

L'autrice accosta a più riprese la dicotomia tra lei e Pétronille alla formidabile accoppiata Shakespeare-Marlowe, di cui, peraltro, la sua giovane amica è studiosa accanita. 
Già solo per questo ci sarebbe materiale sufficiente per crocifiggerla sull'altare dei vanesi, forse persino degli iconoclasti, ma come al solito non ci si riesce: la sua prosa aguzza e penetrante ti scava dentro e non lascia scampo, si finisce per perdonarle tutto. 
Pétronille, tra gli ultimi, si rivela sicuramente come uno dei suoi romanzi più interessanti, che affronta un'altra delle molteplici declinazioni dell'essere scrittori: dopo il viaggio giapponese della star Amélie di "La nostalgia felice", dopo il rapporto con i lettori in "Una forma di vita", Amélie sceglie di indagare quella che per lei è la più nebulosa e problematica delle relazioni umane, l'amicizia. Ancora di più perché si tratta dell'amicizia tra due scrittrici, con tutti i suoi pericoli e i contraccolpi emotivi; qualcosa di bello e estremamente intenso, come può ben capire chi come me scrive e ha amici scrittori.

Il finale è di comodo, scioccante e forse troppo un deus ex machina, ma a parte ciò Petronille mi è piaciuto davvero tanto e ne consiglio la lettura anche a possibili neofiti della Nothomb. E a tutti i miei amici scrittori, ovviamente.

L'AUTRICE
Figlia di diplomatici, è nata a Kobe, in Giappone, nel 1967. Nel 1992 viene pubblicato in Francia da Albin Michel il suo primo romanzo, Igiene dell’assassino, che diventa il caso letterario dell’anno: 100.000 copie vendute, due riduzioni teatrali, un film. Nelle edizioni tascabili lo stesso romanzo vende altre 125.000 copie. Da quel momento pubblica un romanzo all'anno, fedele alla stessa casa editrice, Albin Michel, come in Italia è fedele alla Voland. Il romanzo Stupore e tremori (Albin Michel 1999) ha venduto in Francia 400.000 copie. Tradotta in 15 lingue, ha ottenuto numerosissimi premi letterari tra cui il Grand Prix du roman de l’Académie Française e il Prix Internet du Livre per Stupore e tremori (da cui è stato tratto anche un film diretto da Alain Corneau), il Prix de Flore per Né di Eva né di Adamo e due volte il Prix du Jury Jean Giono per Le Catilinarie e Causa di forza maggiore. Sin dal suo primo romanzo Amélie Nothomb ha imposto uno stile: sguardo incisivo, spesso impietoso e crudele, umorismo fulmineo, storie originali che ruotano intorno a sentimenti eterni.



domenica 8 marzo 2015

Recensione “Shotgun lovesongs” di Nikolas Butler

Quando e dove l’ho comprato?
Letto due settimane fa in ebook (con il mio ebook reader Sony PRS 350)

Quando e dove l’ho letto?
Soprattutto la sera prima di dormire, ma l’ho finito in una biblioteca di recente apertura dove vado a volte il pomeriggio

Che cosa?
Shotgun lovesongs di Nikolas Butler, storia di formazione, un romanzo d’esordio arrivato da oltreoceano in punta di piedi.

Perché?
Mi è stato consigliato dal mio amico Mr Ink (qui la sua recensione), il quale raramente dà 5 stelle a un libro, per cui il suo entusiasmo mi ha incuriosito

Con che cosa?
Insieme a vari tomi di glottodidattica, a una biografia di Leopardi e a un libro di Luca Canali sul latino che salverà il mondo dalla barbarie (forse)


Autore: Nikolas Butler
Titolo: Shotgun Lovesongs
Editore: Marsilio
Traduttore: Claudia Durasanti
Collana: Romanzi e Racconti
Pagine: 317
Prezzo: 18 euro
Anno: 2014
Trama: Henry, Lee, Kip e Ronny sono cresciuti insieme a Little Wing, una cittadina rurale del Wisconsin. Amici fin dall'infanzia, hanno poi preso strade diverse. Henry è rimasto nella fattoria di famiglia e ha sposato il suo primo amore, mentre gli altri se ne sono andati altrove in cerca di fortuna. Ronny è diventato una star del rodeo, Kip ha fatto i soldi in città e il musicista Lee ha trovato la fama ma ha avuto il cuore spezzato. Ora tutti e quattro sono tornati in paese per un matrimonio. Ma vecchie rivalità si insinuano nel clima di festa e nella felicità del ritrovarsi, e il segreto di una moglie minaccia di distruggere un matrimonio e un'amicizia. "Shotgun Lovesongs" è un vibrante inno alle cose che contano davvero nella vita, l'amore e la lealtà, il potere della musica e la bellezza della natura.


RECENSIONE

C’è stato un periodo della mia vita in cui leggevo tantissimi esordienti, forse perché all’epoca ero un’esordiente anch’io: poi quel periodo è passato e ora di esordienti ne leggo solo se, davvero, qualche mio amico fidato mi tira per la giacchetta con sufficiente veemenza.

E’ stato questo il caso e comincio sottolineando che non mi sono affatto pentita del tempo dedicato a questo romanzo, che è una storia corale coinvolgente, d’ambientazione rurale, che avvolge il lettore nel gelido inverno del Wisconsin per poi riscaldarlo con una calda coperta a quadrettoni.
Chi mi conosce sa che amo le storie di formazione, i discorsi sulle varie direzioni dell’esistenza, le riflessioni sulla difficoltà di crescere, le storie di amicizia lunghe, complesse, tormentate e stratificate, eterna dialettica tra il detto e il non detto, tra i comuni ricordi della giovinezza e le scelte difficili.

Ecco, questo romanzo è tutto questo: cinque amici, cinque voci narranti, un paesino rurale (di fantasia) del Wisconsin e il tempo che passa

C’è il solido ed equilibrato agricoltore Henk, lo sbandatissimo Ronny, ex virtuoso del rodeo, l’imprenditore opportunista Kip e soprattutto Lee, che dopo anni di fallimenti è diventato una star del rock mondiale grazie al successo del album intimista (intitolato “Lovesong shotgun”), registrato nella solitudine della sua casa a Little Wing; e poi c’è Beth, moglie di Hank e amica d’infanzia degli altri tre, che è un po’ la chiave di volta per la comprensione delle complicate interconnessioni tra tutti gli amici.

Il romanzo ripercorre, in realtà, la vita di tutta la comunità di Little Wing, partendo dal matrimonio di Kip e procedendo a ritmi sfalsati, avanzando e retrocedendo sulla linea del tempo, mostrandoci i protagonisti in varie fasi della vita, utilizzando come punti focali due particolari occasioni: i matrimoni dei protagonisti e i ritorni di Lee dalle sue tournée mondiali, in un’eterno confronto tra il caos delle metropoli e la contemplazione delle proprie radici nel Wisconsin, luogo dell'anima, l’unico posto in cui la grande star, ubriaca di fama, denaro e donne, riesca a "disintossicarsi". 


Fama e tranquillità, città e campagna, carriera e vita famigliare, rischio e stabilità, individualismo e altruismo, mondo e comunità, amicizia e amore sono le grandi dicotomie archetipiche, le grandi e tradizionalissime opposizioni, su cui si basano le riflessioni di questo libro: tra i momenti di confronto più interessanti c’è sicuramente il matrimonio newyorkese di Lee, occasione topica in cui molti dei nodi cruciali dell’intreccio vengono al pettine, mentre i provincialissimi Beth e Henk girano spaesati per la Grande Mela; e il matrimonio di Ronny a Little Wing, suo perfetto contraltare rurale:

E poi l’intero paese li circondò, formando un circolo gigantesco, e tutti battevano le mani, felici. Felici per quei due sposini improbabili, felici con quel tipo di esaltazione che monta in una comunità sepolta dalla neve e privata della luce del sole dal Giorno del Ringraziamento fino a Pasqua. I bambini erano lì, l’ora della nanna passata da un pezzo, a muoversi in pista esattamente come la musica diceva loro di fare, senza una preoccupazione o una vergogna al mondo. Bambini che corrono verso il tavolo dove le fette di torta nuziale iniziano a sciogliersi e fanno scorrere le dita inzuccherate lungo la glassa spessa. Bambini che tracannano bevande gasate. Che si strofinano gli occhi assonnati e dicono di volerne ancora, che ballano in cerchio tra loro o coi loro genitori. Adolescenti con il broncio nell’angolo che controllano i cellulari, si guardano intorno, vorrebbero unirsi all’azione ma sono imbarazzati, e quando vedono due adulti che ballano e si strusciano in un modo che farebbe arrossire chiunque, persino i ragazzi, pensano: Oh, mio dio, sperando che non si tratti dei loro genitori. Adolescenti, che tirano fuori sigarette rubate dalle borse delle madri, dalle giacche dei padri, che fumano nei bagni o fuori, vicino ai binari del treno. Che si baciano negli angoli tranquilli della vecchia fabbrica con gli occhi grandi, occhi pieni di amore e meraviglia e di nuove antiche sensazioni. E i vecchi seduti sulle sedie che osservano, battono le mani e in alcuni casi stanno senza muoversi come in catatonia, e solo il più piccolo dei sorrisi interrompe le facce piene di rughe. Alcune signore si alzano per raggiungere la mischia ma i vecchietti fanno segno di no, no e no, incrociando braccia e piedi, e a momenti non organizzano un sit-in per terra e si stringono la mano a vicenda per solidarietà. Non ballavo prima e di sicuro non lo farò adesso.

Lo stile è fortemente evocativo, più ancora che descrittivo: imperano le immagini dei tramonti, dei campi di grano, dei cieli nuvolosi, della neve, della meraviglia soffusa delle albe campestri. Qualche recensore ha elogiato la traduzione, che in effetti è sicuramente stata un bel cimento per la traduttrice, tuttavia in più di un punto l’ho sentita scricchiolare.

Note negative di questo romanzo sono riscontrabili nei dialoghi forse troppo cinematografici, che in certi punti fanno sembrare il romanzo quasi una sceneggiatura, e nella presenza capillare di un po’ troppe scene topiche e di un eccessivo lirismo di fondo. Il finale non mi ha troppo convinta, forse è eccessivamente consolatorio.

Vi segnalo che i diritti sono stati acquistati dalla Fox, per cui presto questo libro diventerà presto un film, un film che sono molto curiosa di vedere.

I tecnici della musica hanno ravvisato nell'intreccio degli echi di alcune figure emblematiche della storia del rock americano, ad esempio si dice che la città Little Wing è il nome di una canzone poco nota di Jimi Hendrix: in particolare se ne parla in questa recensione, a cui vi rimando; io, non essendo una conoscitrice profonda del tema in oggetto, non azzardo interpretazioni.

Vero è che la musica trapunta come un fil rouge tutta la storia e pare di sentire in lontananza anche la voce da coyote stanco di Johnny Cash: pur essendo Lee dichiaratamente un cantautore rock-metal nella mia mente si è profilata, non so bene perché, l’immagine malinconica e strascicata di un languido cantante country.


Vi consiglio, dunque, questo romanzo di formazione e atmosfera, che, aldilà dei difetti, è veramente godibile e profondamente immersivo; intrattenimento sì, ma a livelli alti; nonostante la sua confezione “di nicchia” penso possa piacere a un pubblico vasto e variegato.




L'AUTORE
Nickolas Butler è nato a Allentown, in Pennsylvania, e cresciuto a Eau Claire, Wisconsin. Suoi racconti sono apparsi in diverse riviste. Attualmente vive nel Wisconsin con la moglie e i due figli. Questo è il suo primo romanzo, già opzionato per il cinema da Fox Searchlight.