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domenica 8 marzo 2015

Recensione “Shotgun lovesongs” di Nikolas Butler

Quando e dove l’ho comprato?
Letto due settimane fa in ebook (con il mio ebook reader Sony PRS 350)

Quando e dove l’ho letto?
Soprattutto la sera prima di dormire, ma l’ho finito in una biblioteca di recente apertura dove vado a volte il pomeriggio

Che cosa?
Shotgun lovesongs di Nikolas Butler, storia di formazione, un romanzo d’esordio arrivato da oltreoceano in punta di piedi.

Perché?
Mi è stato consigliato dal mio amico Mr Ink (qui la sua recensione), il quale raramente dà 5 stelle a un libro, per cui il suo entusiasmo mi ha incuriosito

Con che cosa?
Insieme a vari tomi di glottodidattica, a una biografia di Leopardi e a un libro di Luca Canali sul latino che salverà il mondo dalla barbarie (forse)


Autore: Nikolas Butler
Titolo: Shotgun Lovesongs
Editore: Marsilio
Traduttore: Claudia Durasanti
Collana: Romanzi e Racconti
Pagine: 317
Prezzo: 18 euro
Anno: 2014
Trama: Henry, Lee, Kip e Ronny sono cresciuti insieme a Little Wing, una cittadina rurale del Wisconsin. Amici fin dall'infanzia, hanno poi preso strade diverse. Henry è rimasto nella fattoria di famiglia e ha sposato il suo primo amore, mentre gli altri se ne sono andati altrove in cerca di fortuna. Ronny è diventato una star del rodeo, Kip ha fatto i soldi in città e il musicista Lee ha trovato la fama ma ha avuto il cuore spezzato. Ora tutti e quattro sono tornati in paese per un matrimonio. Ma vecchie rivalità si insinuano nel clima di festa e nella felicità del ritrovarsi, e il segreto di una moglie minaccia di distruggere un matrimonio e un'amicizia. "Shotgun Lovesongs" è un vibrante inno alle cose che contano davvero nella vita, l'amore e la lealtà, il potere della musica e la bellezza della natura.


RECENSIONE

C’è stato un periodo della mia vita in cui leggevo tantissimi esordienti, forse perché all’epoca ero un’esordiente anch’io: poi quel periodo è passato e ora di esordienti ne leggo solo se, davvero, qualche mio amico fidato mi tira per la giacchetta con sufficiente veemenza.

E’ stato questo il caso e comincio sottolineando che non mi sono affatto pentita del tempo dedicato a questo romanzo, che è una storia corale coinvolgente, d’ambientazione rurale, che avvolge il lettore nel gelido inverno del Wisconsin per poi riscaldarlo con una calda coperta a quadrettoni.
Chi mi conosce sa che amo le storie di formazione, i discorsi sulle varie direzioni dell’esistenza, le riflessioni sulla difficoltà di crescere, le storie di amicizia lunghe, complesse, tormentate e stratificate, eterna dialettica tra il detto e il non detto, tra i comuni ricordi della giovinezza e le scelte difficili.

Ecco, questo romanzo è tutto questo: cinque amici, cinque voci narranti, un paesino rurale (di fantasia) del Wisconsin e il tempo che passa. 

C’è il solido ed equilibrato agricoltore Henk, lo sbandatissimo Ronny, ex virtuoso del rodeo, l’imprenditore opportunista Kip e soprattutto Lee, che dopo anni di fallimenti è diventato una star del rock mondiale grazie al successo del album intimista (intitolato “Lovesong shotgun”), registrato nella solitudine della sua casa a Little Wing; e poi c’è Beth, moglie di Hank e amica d’infanzia degli altri tre, che è un po’ la chiave di volta per la comprensione delle complicate interconnessioni tra tutti gli amici.

Il romanzo ripercorre, in realtà, la vita di tutta la comunità di Little Wing, partendo dal matrimonio di Kip e procedendo a ritmi sfalsati, avanzando e retrocedendo sulla linea del tempo, mostrandoci i protagonisti in varie fasi della vita, utilizzando come punti focali due particolari occasioni: i matrimoni dei protagonisti e i ritorni di Lee dalle sue tournée mondiali, in un’eterno confronto tra il caos delle metropoli e la contemplazione delle proprie radici nel Wisconsin, luogo dell'anima, l’unico posto in cui la grande star, ubriaca di fama, denaro e donne, riesca a "disintossicarsi". 


Fama e tranquillità, città e campagna, carriera e vita famigliare, rischio e stabilità, individualismo e altruismo, mondo e comunità, amicizia e amore sono le grandi dicotomie archetipiche, le grandi e tradizionalissime opposizioni, su cui si basano le riflessioni di questo libro: tra i momenti di confronto più interessanti c’è sicuramente il matrimonio newyorkese di Lee, occasione topica in cui molti dei nodi cruciali dell’intreccio vengono al pettine, mentre i provincialissimi Beth e Henk girano spaesati per la Grande Mela; e il matrimonio di Ronny a Little Wing, suo perfetto contraltare rurale:

E poi l’intero paese li circondò, formando un circolo gigantesco, e tutti battevano le mani, felici. Felici per quei due sposini improbabili, felici con quel tipo di esaltazione che monta in una comunità sepolta dalla neve e privata della luce del sole dal Giorno del Ringraziamento fino a Pasqua. I bambini erano lì, l’ora della nanna passata da un pezzo, a muoversi in pista esattamente come la musica diceva loro di fare, senza una preoccupazione o una vergogna al mondo. Bambini che corrono verso il tavolo dove le fette di torta nuziale iniziano a sciogliersi e fanno scorrere le dita inzuccherate lungo la glassa spessa. Bambini che tracannano bevande gasate. Che si strofinano gli occhi assonnati e dicono di volerne ancora, che ballano in cerchio tra loro o coi loro genitori. Adolescenti con il broncio nell’angolo che controllano i cellulari, si guardano intorno, vorrebbero unirsi all’azione ma sono imbarazzati, e quando vedono due adulti che ballano e si strusciano in un modo che farebbe arrossire chiunque, persino i ragazzi, pensano: Oh, mio dio, sperando che non si tratti dei loro genitori. Adolescenti, che tirano fuori sigarette rubate dalle borse delle madri, dalle giacche dei padri, che fumano nei bagni o fuori, vicino ai binari del treno. Che si baciano negli angoli tranquilli della vecchia fabbrica con gli occhi grandi, occhi pieni di amore e meraviglia e di nuove antiche sensazioni. E i vecchi seduti sulle sedie che osservano, battono le mani e in alcuni casi stanno senza muoversi come in catatonia, e solo il più piccolo dei sorrisi interrompe le facce piene di rughe. Alcune signore si alzano per raggiungere la mischia ma i vecchietti fanno segno di no, no e no, incrociando braccia e piedi, e a momenti non organizzano un sit-in per terra e si stringono la mano a vicenda per solidarietà. Non ballavo prima e di sicuro non lo farò adesso.

Lo stile è fortemente evocativo, più ancora che descrittivo: imperano le immagini dei tramonti, dei campi di grano, dei cieli nuvolosi, della neve, della meraviglia soffusa delle albe campestri. Qualche recensore ha elogiato la traduzione, che in effetti è sicuramente stata un bel cimento per la traduttrice, tuttavia in più di un punto l’ho sentita scricchiolare.

Note negative di questo romanzo sono riscontrabili nei dialoghi forse troppo cinematografici, che in certi punti fanno sembrare il romanzo quasi una sceneggiatura, e nella presenza capillare di un po’ troppe scene topiche e di un eccessivo lirismo di fondo. Il finale non mi ha troppo convinta, forse è eccessivamente consolatorio.

Vi segnalo che i diritti sono stati acquistati dalla Fox, per cui presto questo libro diventerà presto un film, un film che sono molto curiosa di vedere.

I tecnici della musica hanno ravvisato nell'intreccio degli echi di alcune figure emblematiche della storia del rock americano, ad esempio si dice che la città Little Wing è il nome di una canzone poco nota di Jimi Hendrix: in particolare se ne parla in questa recensione, a cui vi rimando; io, non essendo una conoscitrice profonda del tema in oggetto, non azzardo interpretazioni.

Vero è che la musica trapunta come un fil rouge tutta la storia e pare di sentire in lontananza anche la voce da coyote stanco di Johnny Cash: pur essendo Lee dichiaratamente un cantautore rock-metal nella mia mente si è profilata, non so bene perché, l’immagine malinconica e strascicata di un languido cantante country.


Vi consiglio, dunque, questo romanzo di formazione e atmosfera, che, aldilà dei difetti, è veramente godibile e profondamente immersivo; intrattenimento sì, ma a livelli alti; nonostante la sua confezione “di nicchia” penso possa piacere a un pubblico vasto e variegato.




L'AUTORE
Nickolas Butler è nato a Allentown, in Pennsylvania, e cresciuto a Eau Claire, Wisconsin. Suoi racconti sono apparsi in diverse riviste. Attualmente vive nel Wisconsin con la moglie e i due figli. Questo è il suo primo romanzo, già opzionato per il cinema da Fox Searchlight.

mercoledì 25 febbraio 2015

Giveaway "Barbablù" di Amélie Nothomb #LetteraturaInPalio (CHIUSO)

Sapete che sono una grande fan di Amélie Nothomb, conosciuta personalmente due anni fa al Salone del libro di Torino e, come ogni anno, attendo con ansia l'uscita del suo nuovo romanzo: in Francia arriva a settembre e traina, da oltre vent'anni, la rentrèe letteraria parigina. In Italia arriva tra il finire dell'inverno e il principio della primavera. Una volta la leggevo direttamente in francese, di solito aspettando una delle mie frequenti trasferte parigine, mentre da un po' di tempo ho preso l'abitudine di aspettare la traduzione in italiano.


Quest'anno arriva Pétronille, proprio in questi giorni, come sempre edito da Voland. Ed evidentemente Amélie si sta affezionando all'Italia, perché è passata a Torino qualche giorno fa ed è attualmente impegnata in un breve tour promozionale in giro per il nostro paese. 

Nell'attesa di poter leggere e recensire il nuovo romanzo, per festeggiare la nuova uscita e contribuire a diffondere il verbo nothombiano (sic!) ho deciso di mettere in palio per voi uno dei suoi romanzi più recenti, Barbablù, che avevo letto e recensito a suo tempo. Questo è anche per sfatare il mito del giveaway letterario, che quasi sempre vede protagonisti romanzi di soli esordienti e/o libri di pura evasione (una volta per mia somma sfortuna partecipai per scherzo a un giveaway e vinsi un romance smielatissimo di serie zeta, devo ancora riprendermi dallo shock!). 

Autore: Amélie Nothomb
Titolo: Barbablù
Editore: Einaudi
Traduzione: Monica Capuani
Collana: Amazzoni
Pagine: 102
Prezzo: 14 euro
Anno: 2012
Trama: Saturnine, giovane ragazza belga, cerca un alloggio a Parigi. Trova, per una cifra davvero modesta, un suntuoso appartamento da condividere con l'eccentrico proprietario, il Grande di Spagna don Elemirio Nibaly Milcar. Ma l'irriverente Saturnine non sa che otto donne prima di lei hanno abitato quella magnifica casa, che hanno indossato abiti dai colori meravigliosi creati dalle mani di don Elemirio, e che di loro nessuno ha più notizie. Un romanzo che rivendica il diritto ad avere dei segreti e che indaga i meccanismi dell'amore, il cannibalismo sentimentale e la doppiezza della natura umana.

Per cui, al grido di #LetteraturaInPalio, ecco le regole del giveaway (che scadrà martedì prossimo, 3 marzo, e spedirò il libro al vincitore per posta ordinaria):

- lasciare un commento qui sotto con la vostra mail, raccontandomi come avete conosciuto Amélie, se la conoscete, e sennò perché vi incuriosisce. Dai nothombiani da combattimento voglio anche sapere qual è, dei suoi libri, il vostro preferito e quello che invece detestate. E se preferite il filone fantastico o quello autobiografico, naturalmente

- essere iscritti al mio blog (tastino "iscriviti" in alto a destra)

- condividere l'iniziativa su uno o più social a vostra scelta 


Naturalmente, anche se possedete già Barbablù e non vi interessa il giveaway, siete invitati a lasciarmi un commento con le vostre opinioni sulla Nothomb, segnalandomi che avete già il libro, così salterò il vostro commento quando estrarrò con Random.org. 

Per il colleghi blogger: mi farebbe molto piacere se aderiste alla mia iniziativa (condividendo l'hashtag #LetteraturaInPalio) e metteste in palio un libro di uno dei vostri autori preferiti, classici o contemporanei che siano, con l'intento di avvicinare qualche nuovo lettore alla sua opera. 

ESTRAZIONE



Il vincitore di Barbablù è...LuceDiStella! Congratulazioni!

martedì 17 febbraio 2015

Cinquanta sfumature di noia: la recensione del film

Antefatto: 


Chi mi conosce sa (e non ho vergogna a ribadirlo) che bazzico le sfumature dalla lontana estate del 2012. 

Sono una curiosona e le tendenze editoriali mi intrigano, poi all’epoca lavoravo (non retribuita) in una casa editrice, per cui il terremoto mediatico che investì in quell'anno il sonnolento panorama letterario estivo me lo ricordo fin troppo bene. 

Per noi addetti ai lavori fu uno tsunami notevole, casi del genere si ricordavano giusto per eventi commerciali della portata di Twilight o Il Codice Da Vinci, long-seller che comunque erano partiti in modalità diesel e avevano poi fatto i milioni con il tempo. 

Ragion per cui, complici le otto ore di lavoro e la stanchezza, il desiderio di mettere i neuroni in naftalina, un pizzico di autolesionismo e l’indubbio coefficiente comico involontario del contenuto e della forma mi spinsero all’insano gesto di sciropparmi tutta la trilogia, integralmente, non astenendomi da recensioni al vetriolo, che potete ancora trovare sul mio profilo Anobii. Tengo a precisare che non ho speso un centesimo per leggere questi libri, né ho occupato un centimetro cubo di spazio in casa mia. 

Naturalmente la  recensione della trilogia (fin bonaria sul primo volume) fu globalmente stroncante: stile assente, lingua repellente, morale reazionaria (perché, SPOILERONE LEGGENDARIO DI QUARTO LIVELLO, i due si amano alla follia e alla fine si sposano e sfornano frugoletti, che manco Albano e Romina, un bicchiere di vino con un frustino la felicità...), un erotismo sbandierato come trasgressivo ma fondamentalmente innocuo, un'apologia dello stalking e soprattutto - anche se qui si tratta di un effetto secondario non voluto dall’autrice - la pioggia di pessimi epigoni che ha generato. 


Positiva fu, invece, tutta la discussione che ne scaturì, sui ruoli femminili nei libri contemporanei, sulla ricerca del piacere, sugli archetipi maschili da mettere a fuoco, sugli stalker travestiti da principi azzurri, nonché tutta la godibilissima satira di contorno. 

Ed è per lo stesso motivo che mi sono, dunque, accinta all’ardua impresa di vedere il film, per non astenermi dal dibattito, anche questa volta. E anche qui preciso che le mie povere tasche non sono state intaccate da questa visione autolesionistica. 

Naturalmente non mi dilungherò in quelle ovvie considerazioni che già abbiamo tutti esternato riguardo fatti pacifici che, inevitabilmente, dal libro si ribattono sul film (come l'assurdità della ricchezza spropositata di Christian, o l'inspiegabile dabbenaggine di Anastasia). 

Come al solito, anime belle astenersi: l’intensità dell’opera non può essere tradita. Recensisco anche letteratura e film d'autore, credetemi, vi rifarete la bocca presto. 

Titolo: Cinquanta Sfumature di Grigio 
Regia: Sam Taylor-Johnson
Sceneggiatura: Kelly Marcel, Patrick Marber, Mark Bombarck 
Data di uscita: 12 febbraio 2015 
Casa di produzione: Focus Features, Michael De Luca Productions, Trigger Street Productions 
Distribuzione: Universal Pictures 
Genere: Sentimentale, Erotico, Drammatico 
Durata: 125 minuti 
Cast: Jamie Dornan, Dakota Johnson, Eloise Mumford, Luke Grimes, Jennifer Ehle, Victor Rasuk, Marcia Gay Harden, Max Martini, Rachel Skarsten, Dylan Neal, Anthony Konechny, Callum Keith Rennie 



RECENSIONE 


Ho riflettuto parecchio prima di decidermi a dare la mia opinione di questo film e il motivo è che, una volta tanto, una visione che mi prometteva, se non certo qualità e coinvolgimento emotivo, almeno risate, oppure rabbia, oppure sconforto, ha invece fatto dilagare in me un sentimento che non credevo potesse risultare così preponderante su tutti gli altri: la noia. 

Ma non quella da mezzo sbadiglio e occhiata all’orologio, piuttosto quella da coma irreversibile, che ci porta ad abbassare lo sguardo sull’angolo destro del pc per contare i minuti che mancano alla fine della tortura. 

Tutto sommato l’attacco funziona: montaggio alternato con i due protagonisti che, con Annie Lennox in sottofondo, si preparano per andare al lavoro, che fa glamour e strizza l’occhio al Diavolo veste Prada; poi l'intervista in cui Anastasia e Christian si scambiano le battute, tanto inverosimili e ingenue da essere quasi tenere, che hanno reso famosa la penna della non professionista fanfictioner (ricordiamolo: Cinquanta sfumature è nata come fanfiction di Twilight) E. L. James; e poi…il nulla. 

Lo spaesamento imbarazzato che sfoggiavano nei primi venti minuti si fa gelo apocalittico per la restante ora e mezza: alla faccia del film erotico, Dakota Johnson (figlia di Melanie Griffith, che non ha gradito) e Jamie Dorman manifestano la stessa tensione carnale di due celenterati spersi nell'oceano antartico. 

Certo, l’esigenza di copione (ma bisognava essere per forza così reverenti nei confronti di tanta opera letteraria?!) ha richiesto una protagonista magra ai limiti della denutrizione, il che certo non aiuta a rafforzare il pathos sessuale già agonizzante, se da supina alla Johnson si contano una ad una tutte le costole e di faccia, obiettivamente, è giusto meno legnosa di un comodino. Che le cosce non fossero depilate, come molti recensori hanno impietosamente sottolineato, non ho potuto appurarlo, causa scarsa risoluzione della traccia in mio possesso e chiedo venia ai lettori se non posso essere fonte attendibile su questo particolare (sic!). 

Le cosiddette scene hot, sono, dunque, meri esercizi ginnici neanche troppo plastici, con qualche innocuo cordino e qualche occasionale frustino, ripresi nella penombra e con una colonna sonora sprecata perché montata a casaccio. 

L’estremo attaccamento al libro causa stranezze irritanti, che già su carta stridevano, ma qui raggiungono vette di pura idiozia: i protagonisti discutono animatamente e dopo pochi minuti tutto è perdonato con un volo in aliante; Anastasia sa perfettamente cosa sia il fisting (pratica realmente estrema e difatti mai praticata né in questo né negli altri libri della trilogia) ma chiede al suo principe grigio cosa sia un dilatatore anale (che…voglio dire…non serve una laurea, è un “nome parlante”, giusto cielo, usa la tua immaginazione!) 


Christian stalkereggia come da copione, poco convinto, neanche troppo schermato dalla sua rassicurante flemma da speaker del Tg1, ammonito sempre solo bonariamente dalla sua partner, che, calda di sesso e ancheggiante, gli prepara i pancake come una brava mogliettina in una scena che ha scatenato molte più polemiche delle sequenze di soft bondage. 

Sui comprimari non mi dilungo, sono superflui esattamente come nel libro: la migliore amica è una gnocca senza testa, il fratello di lui si limita a limonare col risucchio e a mostrare la schiena da culturista, solo si patisce un po’ a vedere la brava Marcia Gay Harden, visibilmente imbarazzata, nel ruolo della madre di Christian. 

Per il resto, si sbuffa e si sbadiglia sonoramente fino al finale, tra dialoghi esasperanti e inquadrature inefficaci, il tutto senza neanche ridere, e questa è stata una delusione cocente, perché invece il libro garantiva uno smascellamento continuo. 

Un film utile e coinvolgente quanto un elettroencefalogramma piatto. Peggio del libro: era obiettivamente difficile, ma si sono impegnati e ce l'hanno fatta. 

E voi? Avete visto questo film? Avevate letto il libro? Delusi? Soddisfatti? Desolati? Quale scena vi ha maggiormente infastiditi? 

Vi favorisco anche la godibilissima videorecensione di Cimdrp su Youtube e quella, sempre efficace, del mio amico Mr Ink. 

Ah, la famosissima battuta che nel libro recitava “Signorina Steel, io non faccio l’amore. Io fotto senza pietà” nel film è diventata “Signorina Steel, io non faccio l’amore, io scopo…forte.”
Traduzione più letterale e dunque più filologicamente corretta dell’inglese “I fuck hard”. 
Sì. Tràgame, tierra.


sabato 14 febbraio 2015

Poligamia, adulterio e dintorni: “La separazione del maschio” di Francesco Piccolo

Quando e dove l’ho comprato?

Ordine natalizio effettuato su Libraccio.it, che mi ha consentito di pagarlo metà prezzo.

Quando e dove l’ho letto?

Nelle gelide notti di gennaio, prima di dormire, nel letto, sotto il piumone, cicatrizialmente incollata alla stufa elettrica per non congelare. E nelle pause studio, nella biblioteca di facoltà, intervallandolo allo studio curricolare. Sempre attaccata al termosifone.


Che libro è?

La separazione del maschio, romanzo di Francesco Piccolo, autore insignito dello Strega nel 2014 con il suo ultimo lavoro Il desiderio di essere come tutti. Ma soprattutto sceneggiatore di film molto interessanti, come Il capitale umano e La prima cosa bella di Paolo Virzì e Il caimano e Habemus Papam di Nanni Moretti.

Perché diamine?

Me l’ha consigliato il mio carissimo amico e collega Silver Reflex, youtuber e video recensore. E perché sono in vena di riflessioni sulla natura e la forma delle relazioni, anche più del solito.

Insieme a che cos'altro?

Inframezzato a diversi tomi di glottodidattica, che leggo per preparare un esame.


Autore: Francesco Piccolo
Titolo: La separazione del maschio
Editore: Einaudi
Collana: Gli struzzi
Pagine: 198
Prezzo: 11 euro
Anno: 2008
Trama: Il protagonista di questo libro, il Maschio, è un padre capace di tenerezza e di attenzione, è un marito allegro e appassionato. Ma ha molte altre donne. Relazioni di lunga durata, in cui il sesso è il veicolo primario attraverso il quale passano la comunicazione, l'affetto, la curiosità, la scoperta dell'altro. Il sesso è un pensiero costante, un'ossessione e una consuetudine, un modo per entrare in contatto con il mondo esterno. Più ancora della seduzione e della conquista, più dell'amore che in forme diverse è parte fondamentale di ciascuna di queste relazioni. È questa la separazione del maschio, dunque. Dove per maschio s'intende davvero, genericamente, il maschio di uomo nell'apice dell'età riproduttiva, in un ambiente circostante quanto mai generoso di sollecitazioni e stimoli. E per separazione s'intendono due cose: quella, letterale, dalla moglie, a cui condurrà fatalmente il percorso del libro; e quella, fisica e metaforica, che divide all'interno dello stesso uomo il padre dal marito e dall'amante. Quasi che fosse impossibile conciliare gli impulsi e i sentimenti, quasi che l'unica strada per tenere tutto insieme fosse una rigida compartimentazione, cioè: vivere molte vite.

RECENSIONE

L’innominato protagonista di questo romanzo è una figura controversa: esigente e appassionato montatore cinematografico (il che permette a Piccolo interessanti digressioni, anche tecniche, sul mondo del cinema, che ben conosce da sceneggiatore) è un marito innamorato, ma soprattutto un padre premuroso per la sua piccola e problematica Beatrice.

Dotato di sensi di colpa a due velocità, il protagonista si auto flagella per aver lasciato la figlioletta senza merenda per un pomeriggio, ma nessuno scrupolo morale sembra sfiorarlo per la sua sfacciata, per quanto occulta, poligamia: è amante da nove anni di Valeria, moglie di un suo amico, da tre ha una relazione con la collega Francesca e da un anno e mezzo si vede saltuariamente con una terza donna; il tutto escludendo le relazioni occasionali e senza che tutto questo infici sulla sua viva e sempre complice relazione con l’amatissima moglie Teresa. Anzi. L’essere stato a letto il pomeriggio con una delle sue amanti sembra rendere i rapporti sessuali serali con Teresa fin più appaganti.

Una vita trascorsa tra copule febbrili e in perenne ansia, un’ansia “da pre-esame”, di quelle che danno i crampi allo stomaco e suscitano l’appagante rilascio di noradrenalina ad ogni scampato pericolo; è l’ansia che i suoi tradimenti vengano alla luce e il suo appagante ménage si sgretoli rovinosamente. Ma naturalmente la vita saprà sorprenderlo con rivolgimenti inaspettati.

Tante recensioni si sono espresse con severità sulle tematiche affrontate da questo romanzo e soprattutto sul come vengano trattate: senza peli sulla lingua, con descrizioni particolareggiate e a tratti morbose, con un protagonista fedifrago e recidivo, con atteggiamenti maschilisti esibiti con pericolosa naturalezza.

Niente di tutto ciò ha, invece, personalmente infastidito me; la trama è davvero ben congegnata e con essa anche lo svolgimento e il susseguirsi degli eventi, con una linea del tempo montata a spirale, una spirale che lancia lampi di luce sul passato, che riesce a dare un’idea di insieme profondamente organica nonostante la non consequenzialità.

Lodevole l’ambizione di portare il lettore a riflettere sulla monogamia: quando l’abbiamo scelta? Ce la impone la società? E’ la risposta più soddisfacente alle esigenze umane?

Ho apprezzato la volontà dell’autore di tornare su determinati ricordi in tempi diversi, approfondendoli, il suo indugiare studiatamente perturbante su teneri aneddoti con protagonista la piccola Beatrice (tra le pagine più belle) per poi passare, magari subito dopo, a descrizioni crude di sesso, a volte squallido, consumato ai lati della vita ufficiale.

Affascinante la costante dicotomia tra montaggio cinematografico e esistenza, questo far combaciare ogni scena di un film e ogni momento della vita in un insieme armonico, tagliando e accostando attimi, è più che una missione per il protagonista, se ne percepisce l’autentica vocazione.

Il maschilismo, poi, io davvero non ce l’ho visto, piuttosto l’idea, reazionaria e passatista, secondo la quale l’uomo debba tradire per il suo solo piacere e la donna solo per segnalare una situazione di disagio, di infelicità all’interno della relazione in cui si trova.

Nota dolente, invece, è la forma: riflessioni interessanti, intelligenti, profonde come quelle che trovano spazio in questo romanzo sarebbero state maggiormente apprezzabili in uno stile più ricco, maggiormente studiato, meno vago e colloquiale; e questa potrebbe essere ragionevolmente una delle ragioni per cui in molti non sono riusciti a vedere tutti i chiaroscuri di questo libro. Spero sinceramente che lo stile di Piccolo sia migliorato negli anni (dai, se ha vinto lo Strega...eh, ma anche Giordano ha vinto lo Strega...ops!) 

Pollice verso anche per certe cadute di stile che rasentano il trash: la hit parade dei lati B delle sue conquiste sessuali è tra le trovate letterarie più desolanti che mi sia capitato di leggere ultimamente. Per quanto, tutto sommato, mi abbia strappato un sorrisetto.

In definitiva un buon romanzo, non privo di pecche, con un contenuto incalzante, condito da considerazioni coinvolgenti, e una forma da intrattenimento. Non ho ancora deciso se leggere o meno altro di Piccolo. E voi? Avete letto niente di suo? Avete qualcosa da consigliarmi? Vi piace l'idea del backstage? Avete altre curiosità da consigliarmi per il cappello introduttivo? Aspetto vostre considerazioni nei commenti e vi lascio il link con la video recensione di Silver Reflex (minuto 3.24). 



L’AUTORE
Francesco Piccolo (1964) è scrittore e sceneggiatore. Per Einaudi ha pubblicato: La separazione del maschio (2008), Momenti di trascurabile felicità (2010) e Il desiderio di essere come tutti (2013), vincitore del Premio Strega 2014. Negli Einaudi Tascabili: Storie di primogeniti e figli unici (2012), Allegro occidentale (2013) e L'Italia spensierata (2014). È fra gli autori di Figuracce (Einaudi Stile Libero 2014).